UN FALCO SACRO A MISINTO (MB)

       

 

 

E’ una regola. Quando si vive sul campo le probabilita’ di osservare una specie rara aumenta in base al tempo che si dedica all’osservazione. A questo va aggiunta anche una buona dose di fortuna che da quell’importanza all’incontro casuale e che sprona in modo piu’ determinante le uscite fatte a piu’ riprese sempre nel rispetto della raccolta dei dati ornitologici e faunistici che servono per la realizzazione di progetti di studio a livello territoriale. Sebbene la scoperta di una specie rara possa dare grande esultanza e soddisfazione a chi la incontra questo non deve enfatizzare la mania di protagonismo, pecca umana, che non giova ad un lavoro di gruppo. Piace pero’ ricordare quanta emozione si provi nell’osservare una specie che mai ci si sarebbe sognati di vedere in un determinato territorio. E’ successo cosi’ alle ore 11.15 circa della mattina del 13 maggio 2017 quando durante la mia attivita’ di birdwatching osservavo in lontananza un Falco sacro Falco Cherrug. Il raro rapace volteggiava alto. Aspetto da pellegrino ma meno corpulento, piu' longilineo. Dorso scuro, petto con striature grossolane e scure che lo facevano sembrare piu' scuro ma assenti nella regione anale. Mustacchi appena pronunciati. In volo manteneva una postura con testa rialzata. Colpivano le punte delle remiganti molto chiare che facevano filtrare la luce. A differenza del Lanario e del Pellegrino, il Sacro si distingue per il possedere una coda relativamente lunga, che gli permette di manovrare molto bene a bassa quota, vicino al suolo, ed a basse velocità, caratteristica morfologica quest’ultima osservata anche in questo soggetto. Non riuscivo a fotografarlo bene ma riuscivo ad osservarlo bene col binocolo per poterlo determinare. Poi, dopo pochi volteggi prendeva direzione nord-ovest perdendolo di vista. Il Falco sacro abita la regione che va dall'estremo oriente europeo, attraverso l'Asia, fino alla Manciuria. E’ un migratore ad eccezione dei soggetti che vivono nelle regioni più meridionali dell'areale, e svernano in Etiopia, nella penisola arabica, nell'India settentrionale e in Cina occidentale. Gli ornitologi Tomek & Bochenski sostengono che durante la fine dell'ultima era glaciale visse anche in Polonia. BirdLife International classifica questo uccello in pericolo, a causa del rapido declino delle popolazioni, specialmente nelle aree riproduttive dell'Asia centrale. La causa principale del declino è la cattura, soprattutto illegale, degli uccelli, per la falconeria. La popolazione attuale venne stimata nel 2004 tra i 7200 e gli 8800 individui maturi. Viste le abitudini migratorie della specie la sua osservazione in Italia potrebbe essere sottostimata, come sostengono alcuni ornitologi europei, e dalle nostre parti potrebbe anche esserlo, visto che l’amico G.Pozzi il 31-05- 2015 a pochi chilometri dal mio avvistamento, in localita’ Gerenzano (VA), aveva rinvenuto un individuo maschio morto ed inanellato da pullo a Debrecen, Hajdu-Bihar in Ungheria. Insomma il mio raro avvistamento sottolinea ancora una volta quanta attenzione si debba fare quando nel cielo del nostro territorio si osservano gli eterni viandanti durante il loro spostamento naturale.

 

Maggio 2020

 

W.S.

 

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