LE ROTTE MIGRATORIE CAMBIANO




                                                                                               Pittime reali durante la migrazione nel Delta del Pò
Foto: R. Sauli

Le modificazioni ambientali, registrate negli ultimi anni, hanno condizionato la vita che si svolge sulla terra. Spesso si è sentito parlare di effetto serra dovuto all’aumento di anidride carbonica nell’aria, gas prodotto dalle attività umane, della desertificazione che causa l’impoverimento della copertura vegetale delle aree equatoriali con distruzione dei suoli e che, non più fertili, non possono dar luogo a ecosistemi, dal sovrappopolamento e di antropizzazione, con conseguente deprivazione degli ambienti naturali a favore delle costruzioni umane. Il legame che esiste tra questi fenomeni e l’avifauna ha influito nelle modificazioni delle abitudini millenarie degli uccelli migratori. A tal proposito le ultime tendenze dimostrano come diverse specie di uccelli sono costrette a cambiare la direzione di migrazione per le diverse cause: non trovano più area di sosta, gli areali di nidificazione o di svernamento non offrono più condizioni ambientali favorevoli per la loro sopravivenza, i cambiamenti ambientali rendono ospitali aree che prima erano meno miti, ma che ora, più calde, possono essere occupate. L’agricoltura intensiva si sostituisce agli ambienti naturali e le poche stalle non sono sufficienti per la costruzione di nidi, vedi il caso delle rondini. Per monitorare questi cambiamenti ambientali assume sempre più importanza l’attività d’inanellamento che, grazie alle ricatture di uccelli precedentemente inanellati, offre l’opportunità di studiare gli areali di provenienza, individuare le aree di sosta durante il volo migratorio e censire quali siano i luoghi di svernamento delle specie ornitiche. In questo modo è possibile registrare quali siano i cambiamenti nelle direzioni di migrazione e ricercarne le cause. Buone notizie riferiscono al ritorno della cicogna bianca, del nibbio bruno e del falco pellegrino ma altre contrastanti sottolineano come moltre altre specie siano in declino.
L’aumento globale della temperatura induce diverse specie ad anticipare il periodo di riproduzione o ad non intraprendere il viaggio di ritorno. Infatti se è vero che l’istinto migratorio è determinato genericamente, è necessario rammentare che anche l’esperienza e l’adattamento agiscono favorendo la modificazione del comportamento. I cambiamenti ambientali dovuti all’interazione dell’uomo sono, però, spesso repentini e gli uccelli non riescono ad adattarsi correndo il rischio della estinzione; investire nel recupero ambientale e nell’agricoltura sarebbe certamente di aiuto agli uccelli.


dicembre 2004
                                                                                                W.S.

                                                                                           



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